Between Gestures. Gijs van Lith, Ina Gerken, Jan Vallverdú, John Miserendino
Oct 10 – Nov 28 2026
Between Gestures. Gijs van Lith, Ina Gerken, Jan Vallverdú, John Miserendino
A cura di Domenico de Chirico

Il gesto è il fulcro generativo dell'atteggiamento creativo, il punto liminale in cui, in un solo istante, si incontrano il prima e il dopo, l'impeto e la sospensione. Ciò che la pittura gestuale rende percepibile non è semplicemente l'azione dell'artista, ma la traccia di una negoziazione incessante tra intenzione e materia, tra anticipazione ed eccedenza, tra il movimento che precede il secondo e la resistenza che il secondo si oppone al movimento. Non è dunque il residuo di un'azione ormai conclusa: l'energia del gesto resta in superficie come evento formale, come alterazione irreversibile del campo pittorico. È proprio nella tensione tra origine e permanenza che la gestualità può essere sottratta ad una letteratura meramente espressiva. In questo senso, la nozione di 'essere-con' (être-avec) elaborata dal filosofo francese Jean-Luc Nancy offre una prospettiva particolarmente fertile: il gesto non appartiene mai intermente a un soggetto sovrano, ma si dà nella relazione fra corpo e spazio, materia e alterità. Se si tratta di un tocco, è un punto di contatto in cui il corpo è esposto alla ritenzione del materiale e, in quel momento, non viene modificato.

La superficie non riceve il gesto, ma partecipa, opponendosi alla densità, all'assorbimento, alla rotazione e all'attrazione. Ciò che emerge è una reciprocità: il gesto produce la superficie tanto quanto la superficie determina il gesto. L'equazione tra gesto e interiorità, tra espressione del segno e intensità emotiva, presuppone una trasparenza del gesto che la pittura, al contrario, semina continuamente menzogna. Il gesto non vale in quanto rivelazione di un'identità, ma come procedura attraverso la quale il dipinto produce differenze e istituisce rapporti: addensamenti e rarefazioni, accelerazioni e arresti, continuità e fratture, prossimità e distanza. È da questa polarità che la gestualità indagata nella mostra prende forma, non soltanto nella relazione tra soggetto e oggetto, ma anche nei rapporti, complessi e talvolta tortuosi, che si instaurano tra i diversi esiti di questa dialettica originaria. Non emerge una concezione del gesto come campo di tensione, in cui tutti i pittori generano ulteriori possibilità, deviazioni e contraddizioni. Tra gesti riflette sul gesto non soltanto como accadedimento sico, ma como forma di esposizione del pensiero e di un flusso di coscienza che affiora al di là dell'intenzione: traccia di un divenire che, nel suo Farsi, eccedente tanto la volontà da cui prende avvio quanto la forma in cui infine si deposita. Il gesto configura qualcosa come una soglia, cioè è proprio in questo spazio intermedio che i linguaggi individuali, pur mantenendo la propria specificità, se partono all'incontro. Attraverso diversi approcci all'astrazione, alla materia, al colore e alla composizione, le operepresenti instaurano un dialogo tra sensibilità distinte, non orientato alla ricerca di una sintesi, ma alla possibilità di una co-appartenenza simbiotica eppur provvisoria. Da questa tensione che il flusso generativo dell'artista olandese Gijs van Lith , in cui l'improvvisazione lascia affiorare il subconscio sulla superficie pittorica, se misurato con le stratificazioni materiche e le imponenti estensioni del campo dell'artista Tedesca Ina Gerken , si animano da una vibrante tavolozza cromatica. Queste due ricerche si dispiegano a loro volta in un fecondo confronto con l'immediatezza astratta di un linguaggio non lineare e la tensione monumentale dell'artista spangolo Jan Vallverdú , fino a contrare il linguaggio pluridirezionale, talvolta tridimensionale, di John Miserendino , nel quale la relazione tra umano e geologico si configura come una più ampia interrogazione sulla materia, sul tempo e sulle forme del funienre. Tra i gestiSe lo si configura come una conversazione circolare, il fucile sulla sua torretta può essere installato con un gesto capace di eccedere tanto quanto si conforma a ciò che rimane. L'operazione non segue una sintesi di linguaggi diversi, ma piuttosto un seguito, la possibilità di un'esposizione reciproca.

«Niente preparazione, solo caffè». Gijs van Lith (*1984, 's-Hertogenbosch, Paesi Bassi; vive e lavora a 's-Hertogenbosch) intraprende il dipinto senza alcun lavoro preparatorio, affidandosi all'intuizione e alla capacità di reagire a ciò che ha davanti. Il processo stesso è costruito per aggiunte, cancellazioni, sovrapposizioni e compensazioni, in una continua negoziazione tra ciò che è stato fatto e ciò che il dipinto sembra ancora richiedere. Linee e superficie rimaste in sospetto possono diventare il punto di partenza per un nuovo intervento, mentre quelle che vengono rimosse continuano a lasciare una traccia nel materiale. Nella pittura di Van Lith il gesto non coincide con l'espressione immediata di un'intenzione, ma piuttosto nel confronto con una superficie che resiste, ripristina e orienta l'azione. Il tessuto è parte attiva del processo, attraverso stratificazioni, abrasioni e accumuli che non ne accentuano le dimensioni fisiche e plastiche. Anche la separazione tra fronte e retro viene messa in discussione, trasformando l'immagine in uno spazio privato con un unico punto di vista privilegiato. È in questa apertura che Van Lith individua ciò che definisce la modalità bestia: uno stato creativo in cui il giudizio viene temporaneamente sospettato e il gesto è guidato dal presente e dall'intuizione. Il risultato è un'immagine energica e stratificata, in cui conscio e inconscio, costruito e annullato, controllato e imprevisto si risolvono in una relazione costantemente aperta.


Ina Gerken (*1987, Spira, Germania; vive e lavora a Dusseldorf ) sviluppa una pratica pictorica fondata sull'intuizione e sulla spontaneità, nella quale il controllo lascia progressivamente spazio a un processo aperto e imprevedibile. L'acrilico, di rapida asciugatura, consente di intervenire immediatamente su ciò che emerge, modificandolo, revisionandolo e ripristinandolo a seconda del materiale. Carte da lucide e pastelli olio vengono così stratificati e talvolta trasferiti sul tessuto, trasformando la superficie in un campo di negoziazione continua. Questo rapporto gesto e materia assume particolare intensità nel dipinto di grande formato, che Gerken esegue ponendo la TV direttamente sul pavimento e immergendola fisicamente sul pianoforte pittorico. L'ampiezza del tessuto è una condizione per abbandonare il controllo e affidarsi all'intuizion, lasciando che il dipinto sviluppi una logica propria. Forma che possiamo evocare organismi, paesaggi o strutture naturali rimangono volutamente ambigue, suspese tra riconoscibilità e astrazione. Nel dipinto di Gerken, il gesto è inesistente nell'immediatezza dell'azione, ma permane nella stratificazione dei segni, materiali e cancellazioni che compongono l'opera. La vitalità del colore coesiste con una dimensione meditativa: l'immagine appare come uno spazio in continuo divertimento, in cui costruzione e dissoluzione, presenza e assemblaggio si ripetono in costante tensione.


Jan Vallverdú (*1995, Barcellona, ​​​​​​​​​​Spagna; vive e lavora a Barcellona) ha iniziato il proprio percorso artistico attraverso la progettazione e la pittura del murale, creando infine un fondamento pratico nella fisicità del gesto e nella sua dimensione monumentale dell'immagine. Che questa energia continua a permeare il tuo lavoro in studio, dove la figura ha un punto di pressione attraverso il quale spinge l'equilibrio della figura. Non se provo a descrivere il corpo, ma a costruirlo e mostrarlo attraverso linee, campi e gesti, trasportandolo in versi instabili in cui qualcosa è ancora riconoscibile, ma già prossimo a dissolversi. Lavorando principalmente con colori ad olio, Vallverdú sviluppa la superficie attraverso stratificazioni, raschiature e compensamenti. Il tempo dilatato del medium gli permette di intervenire nuovamente sull'immagine e di condurla deliberatamente fuori equilibrio, interrompendo un tale tensione che semina già funzionare per cosringere il dipinto a reagire ea trovare una nuova organizzazione. Il processo di pressofusione è una continua negoziazione tra intenzione e imprevedibilità, struttura e disintegrazione. Nel dipinto di Vallverdú, il gesto non porta a una forma definitiva, ma mantiene l'opera in uno stato di tensione. Il dipinto raggiunge il limite appropriato quando riesce a raggiungere quel limite.

momento in cui le diverse forze che lo componevano venivano piantate nel punto di separazione, ma il rischio di ancorarlo a rimanere insieme. È proprio in questa condizione di instabilità che la figura, la materia e il gesto trovano una possibilità di coesistenza.


John Miserendino (*1980, New Jersey, Stati Uniti; vive e lavora a New York) aggrotta la frontera entre un milione di vite umane trasmettono e una montagna takes shape. His work attempts to elaborate a language from the world, a conversation from a deeply diverse temporal scale: both human and geological. Ogni decision provokes a risposta. If taglia, if lucid, if break, if abrade, if ricompone, if infonde, if chiari e si attend la risposta. Avanti e indietro, the dialogue continues, senza fine. The operation on the walls is transcribed, fragmented by ideas that are written simultaneous and in relation to each other. The journey is not linear, but it proceeds through irradiation, diramandosi in one direction in the incessant attempt to understand how much the universe is possible in its completeness.

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